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Due mesi al centro per minori con disabilità di Mugombwa: il racconto di Anna

Anna è prima di tutto un’amica e una volontaria di Variopinto. Per professione è neuropsicomotricista dell’età evolutiva e tra settembre e novembre ha trascorso due mesi in Rwanda, in particolare al centro per minori con disabilità di Mugombwa, insieme ad Erminia e Rosy. Al suo ritorno, le abbiamo chiesto di raccontare:

Raccontaci questi due mesi, anche nella quotidianità…

Ho trascorso cinque giorni ogni settimana ospite della comunità delle suore di Mugombwa e di base ero sempre al centro, tranne i due giorni che servivano per la programmazione delle attività. Le giornate seguono il ritmo della vita quotidiana dei bambini: la metà di loro passa la maggior parte della giornata a scuola, i bimbi invece che frequentano la prima e la seconda primaria e altri trascorrono più ore proprio al centro. Le attività sono state proposte di gioco perché proprio quest’ultimo per me rimane lo strumento di lavoro specifico di riferimento: è attraverso il gioco che i bambini imparano e apprendono ed è attraverso le esperienze gratificanti e divertenti che trovano la motivazione per crescere, conoscersi e fare nuove esperienze. Le attività che preparavo venivano condivise con l’equipe, innanzitutto con suor Annunciata, educatrice del centro che era la prima che si metteva alla prova giocando. Poi insieme le proponevamo ai bambini, che accoglievano qualsiasi cosa con entusiasmo e curiosità.

Quali attività avete condiviso al centro?

Le attività erano principalmente rivolte a implementare e potenziare le competenze cognitive, motorie e di coordinazione, ma comunque sempre nell’ambito del gioco. In un altro ambito, sono partita dalla formazione che le suore e i genitori hanno seguito con i medici e i fisioterapisti dell’ospedale di Gatagara. Partendo dai contenuti di quel percorso, in cui è stato valutato molto utile il coinvolgimento delle mamme e dei papà, abbiamo integrato quest’ambito più  legato all’aspetto fisioterapico: considerando di volta in volta i bambini singolarmente abbiamo visto insieme che tipo di massaggi, esercizi e proposte si potevano fare per mantenere, per esempio, il tenore muscolare e l’ampiezza del movimento. Devo dire di essere stata molto fortunata per l’accoglienza umana che ho ricevuto da tutta l’equipe e soprattutto dalla disponibilità fuori dal comune di suor Annunciata ad accogliere a riflettere insieme a me su quello che stavamo proponendo: è stata davvero un bel modo di lavorare insieme e mi sono davvero sentita accolta.

Com’erano le tue giornate?

Arrivavo al centro ogni mattina tra le 8,30 e le 9,00. Tendenzialmente la maggior parte dei bambini erano a scuola e quindi utilizzavamo quel tempo per tutte le necessità che servono per la quotidianità di una cosa, tra cui cucinare e pulire. Se invece qualcuno dei piccoli era a casa, proponevamo delle attività e siamo anche riusciti ad operare in piccoli gruppi. A mezzogiorno i bambini mangiano tutti a scuola, mentre il pomeriggio era dedicato alle attività e tornavo dopo la cena in comunità dalle suore.

Se dovessi pensare ad un momento particolarmente significativo, sicuramente non esaustivo, ma rappresentativo quale sceglieresti?

A livello professionale è stato il momento in cui abbiamo deciso di fare una recita, utilizzando il libro in inglese che Elisa (un’altra volontaria) aveva chiesto di donare.  Abbiamo estratto un breve racconto che abbiamo letto insieme e tradotto in kinyarwanda. Con suor Annunciata insieme ai bambini è uscita l’idea di realizzare uno spettacolo teatrale e abbiamo pensato alle scenografie e ai costumi e abbiamo insegnato le parti in inglese, una sfida abbastanza faticosa, ma si sono davvero impegnati tantissimo. Abbiamo infatti assegnato una parte a  ciascun bambino, a chi ha più facilità a ripetere e mantenere la memoria e a chi non è verbale o ha qualche difficoltà in più ad articolare le parole e a ripetere a memoria. A colpirmi è stato un commento di suor Annunciata che mi ha reso felice: “Ognuno può fare la sua parte e mettersi in gioco per partecipare”. Questo riconoscere che nonostante le difficoltà tutti possono crescere insieme è stato a livello professionale una grande vittoria comune.

Sul piano umano e di relazione ogni giorno era significativo. Penso alla volontà dei bambini di voler comunicare nonostante la barriera linguistica che si supera nonostante non si condivida la stessa lingua. Penso all’estrema attenzione dell’equipe nell’imparare vicendevolmente a conoscersi e a chiedersi anche quelle cose che dall’altro non ci si aspetta: alla fine dei due mesi le suore mi chiedevano di aiutarle in cucina o in altre attività che inizialmente non mi permettevano di fare perché secondo loro mi sarei affaticata troppo. Questa crescita nel rapporto è stata davvero significativa perché alla fine mi sentivo davvero parte della loro grande famiglia.

Per te è stato un ritorno, dopo un primo viaggio nel 2019. Cosa è cambiato e invece quali sono le continuità?

Nel 2019 è stato breve ed è stata la prima volta, quindi in quell’anno c’è stata una grande emozione e la volontà prima di tutto di capire dove stavo. Penso di non averlo capito, forse appieno neanche ora. Sicuramente adesso ho degli elementi in più che mi aiutano a comprendere in che luogo mi trovavo e che ruolo avrei potuto avere. Il centro è cambiato perché anche l’equipe è cambiata, inoltre ho ritrovato metà dei bambini di allora, metà sono nuovi. E’ vero anche che in sei anni sono cresciuti e sono diventati ragazze e ragazzi. Nel 2025 c’è stato più tempo per approfondire le storie di ogni singolo bambino ed è stato importante per capire il contesto da cui vengono e in cui devono ritornare. Da parte dell’equipe c’è stata maggiore consapevolezza per la formazione: se nel 2019 le proposte rimanevano dei giochi e non c’era magari l’idea di riproporli, adesso, dopo la formazione con i medici e i fisioterapisti e grazie anche la durata della mia permanenza è stato molto più facile capire me e la mia presenza lì.  Sicuramente perché è stato un ritorno, ma anche perché abbiamo avuto più tempo.

Hai dato di più o ricevuto di più?

Senza dubbio ho ricevuto di più, mi sembra di essere tornata a casa davvero ricca. Al saluto finale ho detto loro che sarei tornata a casa molto più “pesante”: sia per la cucina delle suore, sia perché fino alla vita ero piena di amore e dalla vita in su ero piena di gioia. Nonostante le fatiche e tutto il contesto ho respirato per due mesi una casa piena di amore, di gioia e di attenzione agli altri. Ha significato per me riprendere contatto con quello che per me è importante: me lo sono portata dietro e me lo tengo stretto perché mi serve come bussola. Spero davvero di aver dato altrettanto, sia a livello professionale che umano.

Cosa ti augureresti per il futuro del centro e dei bambini?

Soprattutto per i bambini che hanno più difficoltà fisiche mi auguro che il centro al fianco di Variopinto  e della Caritas riesca a trovare loro un luogo che li possa far sentire bene come adesso si trovano al centro. Chiaramente e giustamente l’attuale è una casa transitoria fino alla fine della formazione scolastica: se si pensa al dopo la speranze è che trovino un posto altrettanto gratificante in cui si sentano sé stessi e realizzati. Questa è forse la sfida più grande. L’augurio è anche che l’equipe continui a trovare la stessa energia e voglia nel continuare a fare quello che fa e a formarsi.  

Dalla parte delle bambine e delle ragazze: Natale insieme per Nyampinga

Cento bambine e ragazze in Rwanda che possono studiare e anche solo provare ad immaginarsi un futuro. Un numero, dietro cui ci sono singole storie di vita. Per ciascuna di loro mangiare pasti regolari ogni giorno, curarsi, proseguire la formazione scolastica e avere al fianco adulti di riferimento che accompagnano passo dopo passo la crescita non sono per nulla una certezza. Un impegno concreto e quotidiano che si esprime attraverso l’accompagnamento personalizzato per bambine e ragazze che si sono trovate a dover vivere sole, poiché senza una famiglia in condizione di prendersi cura di loro.

Ecco perché, anche quest’anno vi chiediamo ancora di essere dalla parte delle bambine e delle ragazze di Nyampinga, continuando a dare continuità al cammino di diventare grandi.

Panettoni e cioccolato per il centro di Mugombwa

Le persone con disabilità in Rwanda affrontano una sfida quotidiana significativa: diventa ancora più complesso affrontare un percorso di crescita e cercare di valorizzare al meglio le proprie potenzialità. Proprio ai bambini e ai ragazzi del centro per minori con disabilità di Mugombwa quest’anno saranno destinati i fondi raccolti con le proposte natalizie del commercio equo.

Con il cioccolato e i panettoni variopinti potrai sostenere il centro per minori con disabilità di Mugombwa contribuirai ad assicurare a tutti i 22 bambini e ragazzi diritti fondamentali come pasti nutrienti, gioco, frequenza scolastica, cure mediche e percorsi riabilitativi.

Il cammino del centro di Mugombwa garantisce anche il supporto alle famiglie e percorsi di avviamento lavorativo per sostenere l’autonomia futura.

Per ordini e informazioni:

02.99050312

392.7020923

info@variopinto.org indicando nominativo, prodotti scelti e recapito telefonico

La testimonianza di Rosy, volontaria variopinta, di ritorno in Rwanda dopo 19 anni

A 19 anni dall’ultimo viaggio in Rwanda, Rosy ha scelto di trascorrere come volontaria variopinta ad ottobre un mese nel “paese delle mille colline”. Ecco quanto ha voluto condividere con tutti noi.

“Sono trascorsi diciannove anni dal mio ultimo ritorno in Rwanda, e con il cuore colmo di ricordi e di speranze mi preparo a rivivere un paese che, come un fiume in piena, si è trasformato rapidamente.

Il primo sguardo su Kigali è una conferma, con le sue strade nuove e pulitissime, i giardini curati,  le case ordinate con tetti rossi che sfidano il cielo. Sembrerebbe di trovarsi in un angolo di Svizzera, se non fosse per il traffico caotico, un fiume di auto e di motar (moto-taxi) che sfrecciano senza tregua, ricorda le metropoli indiane viste in televisione. Poi, l’arrivo alla stazione dell’autobus “Vulcano”, il luogo dove si comincia a assaporare la vita reale di un paese. Il volto di decine di giovani e meno giovani che si contendono le mie valigie per una piccola mancia diventa un’immagine potente, un frammento crudo di un bisogno struggente, di un desiderio di lavoro che sembra un sogno lontano.

Salgo sull’autobus, l’unico “Umuzungu” (uomo bianco) a bordo, e mentre cerco un posto tra le file di volti e sguardi, una donna con un sorriso gentile mi indica dove posso sedermi. Ringrazio con un cenno e il mio viaggio in Ruanda inizia. Attraverso le immagini che scorrono dal finestrino cerco di captare come questo paese sia cambiato. Il tragitto tra Kigali e Butare (oggi Huye), richiede circa tre ore, ma bastano pochi chilometri per capire che la perfezione della capitale non è rappresentativa di tutto il paese. La vegetazione che ricopre le “Mille colline” di questo piccolo paese è sorprendente. Un mosaico di alberi e coltivazioni di ogni specie si susseguono come un lungo tappeto dalle mille sfumature di verde, le case diventano sempre più rare e le strade non asfaltate, rosse come il fuoco, risvegliano i miei ricordi.

Arrivata a casa di Variopinto, mi si apre davanti uno scenario diverso da vent’anni fa. Ricordo una strada rossa, un sentiero verso la scuola materna di Gitwa, dove mi recavo quotidianamente incontrando bambini, donne ed uomini sempre in movimento. Ora, tutto è cambiato: una strada asfaltata, un rondò vibrante di frenesia e negozietti ai lati, solo il cancello rosso della nostra casa sembra aprire un passato ancora vivo.

Attraverso quel cancello, il tempo si ferma: nulla è mutato. La sartoria, il garage, la lavanderia e la stanza del custode: ogni cosa conserva il suo volto di allora. E tra i ricordi c’è il volto di Joseph. Mi avvicino e gli stringo la mano; il suo sorriso disarmante rivela emozioni profonde, un legame che il tempo non ha spezzato.

Il mattino seguente, l’emozione di quel primo incontro si mescola con quella di tornare al villaggio di Mugombwa, anche se i sentimenti sono contrastanti. So che il paese è cambiato, ma le ferite di ieri si insinuano ancora tra le pieghe di questa terra: le persone più vulnerabili sono più povere, più sole, più dimenticate di prima. La strada che porta a Mugombwa diventa rossa, non è ancora asfaltata, la terra si infila sotto le scarpe, si appiccica addosso come un segno indelebile e mi entra in gola, mentre il paesaggio è un susseguirsi di risaie, piante di platani e immense coltivazioni senza fine (maree), cuore pulsante di questa terra, testimonianza di una ricchezza naturale che non sempre riesce a sfamare i suoi abitanti. Durante il tragitto, il mio sguardo viene catturato da volti, gesti e immagini intense, apparentemente tutte uguali, ma in realtà uniche. Uomini che spingono biciclette cariche di “Igitoki” (caschi di banane), donne che trasportano fascine di rami raccolti nel bosco con disinvoltura e un equilibrio che sfida la gravità, giovani e meno giovani ai bordi della strada camminano per raggiungere la propria destinazione. E poi ci sono i bambini, tanti: alcuni seduti in terra davanti alle case, pronti a salutare con entusiasmo il passaggio, alquanto raro, di un “Umuzungu”, simbolo di speranza e curiosità per loro; altri impegnati a far pascolare le poche caprette della famiglia, ovunque bambini che percorrono chilometri tra casa e scuola, i più fortunati con colorate divise scolastiche, spesso di tre taglie più grandi.

Arrivando al campo dei rifugiati, un senso di ingiustizia si insinua tra le costruzioni ordinate, uguali, immerse nel verde, un simbolo di sofferenza, di dolore che non si può ignorare, che fa riflettere.

Finalmente, arrivo al centro dei bambini e ragazzi di Mugombwa. Sono da sempre legata a questo centro che ospita i più fragili, con le loro piccole ma preziose speranze. Sono lì, in attesa di una mano, di un sorriso, di una parola che possa far loro capire che non sono soli. Entro in punta dei piedi, sono un po’ imbarazzata, ma suor Annunciata mi accoglie con un sorriso che ricorda quello di Joseph, un abbraccio silenzioso che non lascia dubbi, sono la ben venuta. Accanto a lei, Therese e Violette, gli altri sono tutti a scuola, bambine timide che mi sussurrano i loro nomi, desiderose di essere capite, amate, riconosciute. La lingua ci separa, ma un abbraccio, uno sguardo sincero, ed un sorriso bastano a superare ogni barriera e a dimostrare il senso del mio essere lì.

Uscendo, ritrovo la scuola materna di Mugombwa. Un’onda di bambini in divisa bianca e blu corre verso di me, mi circondano, mi sorridono e mi abbracciano senza paura, senza riserve. Ricambio con un’emozione che mi prende il cuore, chiedendomi perché mi stiano già regalando così tanto, mentre io non ho fatto nulla per meritarlo. E’ forse un merito, o un privilegio essere “UMUZUNGU”?

In quel momento, capisco che questa visita, questa esperienza, sarà molto di più di quello che avevo immaginato. Non sarà solo un viaggio nel passato, ma l’incontro con la forza di un popolo che, nonostante tutto, continua a credere nella bellezza di un futuro possibile.

Non sono tornata con competenze professionali da trasferire o un ruolo preciso, ma con il cuore aperto, desiderosa di incontrare e conoscere i tanti amici di Variopinto. La parola chiave del mio viaggio in Ruanda è stata condivisione: di abbracci, di sorrisi, di sguardi che scaldano l’anima e parlano più di mille parole.

Ho rivisto e riabbracciato Joseph, con i suoi occhi che brillano come allora, la sua dignità scolpita in ogni gesto, e incontrato le mamme delle case famiglia di Rango, testimoni di una forza che nasce dall’amore.

Ho condiviso semplici pasti con suor Annunciata e suor Maria Goretti nel centro di Mugombwa, gustando “kaunga e ibishyimbo”. Ho aiutato in cucina Suor Esperance, affettando cavoli con fare impacciato, e assistito con meraviglia alla nascita di un capretto, grazie alle amorevoli cure di Eduard. Sono stata partecipe di una quotidianità fatta di piccole grandi cose. Con Ketia e Samuel, ho condiviso il sedile dell’autobus durante la gita al “Palazzo del Re di Nyanza”. Ho osservato lo stupore dei ragazzi di Mugombwa, mentre i loro occhi si illuminano di meraviglia davanti alla bellezza di un piccolo laghetto artificiale, per loro un mondo sconosciuto. Al calar del sole, quando il buio avanza e a Mugombwa tutte le attività quotidiane si concludono, ho condiviso momenti magici di canto, mentre Peter si addormenta sulle mie ginocchia.

Ho incontrato i bambini delle scuole materne, sempre più numerosi, curiosi e affamati di vita e di sapere, ricordo i loro abbracci, i sorrisi, e i canti condivisi. Con le bambine di Nyampinga  e con le educatrici del centro ho condiviso quei semplici giochi che uniscono tutti i bambini del mondo, creando un legame più forte di ogni distanza. Con impazienza contagiosa, con entusiasmo e occhi che brillano di orgoglio mi mostrano i loro quaderni scolastici, simbolo delle loro speranze e del loro impegno per il futuro.

E poi, un incontro speciale con Marie Claire, una delle tante ragazze accolte e ora uscita dal centro di Nyampinga. Oggi giovane donna, mi ha donato il suo racconto di vita, tra dolore e speranza, tra sogni infranti e sogni realizzati. Ha trovato nella famiglia di Nyampinga un rifugio, un luogo di pace e di futuro. La sua storia, tessuta di lacrime e di sorrisi, resterà impressa nel mio cuore come un sentimento prezioso.

Tanti sono i tasselli di questa esperienza, frammenti di un mosaico che resterà per sempre inciso nel mio cuore. Un dono di vita, di emozioni, di incontri che vanno oltre le parole.

“Murakoze cyane” a tutti, anche a Erminia e Anna, speciali compagne di viaggio, perché in questa terra ritrovata ho riscoperto l’essenza della condivisione, della speranza e dell’amore senza confini.”

Un abbraccio a tutti.

Rosy

9 novembre 2025: “CooXazione, il mondo dei volontari, volontari nel mondo”

Un momento per confrontarsi e fermarsi a riflettere sui temi del volontariato e della cooperazione internazionale. In occasione dei trent’anni di cammino dell’associazione Variopinto abbiamo pensato, dopo la serata di festa dell’associazione Variopinto, ad un’occasione di scambio aperto: l’appuntamento con “CooXazione: il mondo dei volontari, volontari nel mondo” è in calendario il prossimo 9 novembre a partire dalle 15 nel salone del centro civico di piazza Aldo Moro a Limbiate.

Ad aprire l’incontro, dopo i saluti istituzionali, sarà l’intervento del professor Giulio Caio, filosofo pedagogista, esperto di processi educativi e formativi, dal titolo “Educhiamoci: la solidarietà non è un mercato”.

La seconda parte del convegno, invece, sarà dedicato ad una tavola rotonda che vedrà dialogare don Maurizio Zago, responsabile dell’Ufficio per la Pastorale Missionaria Diocesana, Antonio Colombi, presidente di Mlmf, Movimento lotta alla fame nel mondo, e direttore della Caritas della Diocesi di Lodi, Corrado Mandreoli, vicepresidente di ResQ People saving People, e Paolo Sormani, presidente di Variopinto.

A moderare l’incontro sarà Giusy Baioni, giornalista esperta di Africa.

Cronaca di un sogno: le case famiglia

Cellula di Rango- Settore di Tumba – Diocesi di Butare – Rwanda – Africa: sono queste le coordinate per raggiungere, almeno idealmente, le due case famiglia che stanno sorgendo velocemente.

Vera novità per il territorio rwandese, le case accoglieranno, inizialmente, quattro bambine e ragazze ciascuna, già inserite nel progetto Nyampinga e che troveranno ad accoglierle una “mamma”, che sarà per loro il riferimento affettivo ed educativo di cui non hanno potuto godere fino ad ora e che le accompagnerà nel percorso di crescita, fino al momento della raggiunta autonomia di vita. Per chi tra loro vive invece situazioni di particolare fragilità, la casa sarà il “luogo del cuore”, dove poter rimanere, nella certezza che la “mamma” sarà sempre al loro fianco. Le bambine e le ragazze, già accompagnate dalla Caritas della Diocesi di Butare attraverso il progetto Nyampinga, provengono infatti da situazioni di vita difficili e forse per noi incomprensibili, dove le difficoltà economiche e l’impossibilità di far fronte alle necessità primarie della vita (come il cibo, il vestiario, le cure mediche…) o la mancanza di un’abitazione, si aggiungono al grave disagio sociale, alla mancanza di uno o entrambi i genitori, all’impossibilità di frequentare la scuola, di vivere in un luogo sicuro, di godere dei necessari momenti di serenità tipici dell’infanzia e della giovinezza. La possibilità di una famiglia “allargata” rappresenterà per loro una speranza concreta di futuro e insieme la possibilità di costruirsi un percorso di vita dignitoso, diverso da quello che hanno conosciuto fino ad ora.

Un sogno nato tempo fa, su sollecitazione dell’equipe educativa del progetto Nyampinga e del Direttore della Caritas Diocesana, espresso ogni volta che i volontari dell’associazione Variopinto si recavano in Rwanda nel corso dell’anno, durante gli incontri e le riunioni di condivisione riguardanti i diversi servizi e progetti che l’Associazione sostiene in Diocesi, al fianco della Caritas. Un’attenzione importante e significativa quella della Caritas, segno di un servizio attento ai bisogni dei più fragili e indifesi, che in un contesto territoriale già di per sé difficile e complesso, sono spesso abbandonati a loro stessi.

Se si sogna da soli è solo un sogno, ma se si sogna insieme è la realtà che comincia

Un antico proverbio africano dice “che se si sogna da soli è solo un sogno, ma se si sogna insieme è la realtà che comincia”: così è stato! I fatti e gli avvenimenti, quasi senza volerlo, si sono succeduti, ricchi di incontri apparentemente fortuiti, ma in realtà strettamente collegati tra loro, che hanno permesso di avviare una proficua collaborazione in Italia e in Rwanda con la volontà di raggiungere al più presto l’obiettivo, per rispondere ai bisogni di chi, ogni giorno, deve fare i conti con le difficoltà della vita.

I lavori sono stati avviati e stanno procedendo velocemente, affidati dalla Caritas ad un ingegnere di fiducia, che ha assunto persone del territorio per eseguirli. La supervisione è affidata al Direttore della Caritas, che regolarmente visita il cantiere, avviato su un terreno messo a disposizione dal Vescovo. Anche noi volontari di Variopinto, durante i nostri viaggi in Rwanda, l’ultimo a febbraio 2025, abbiamo avuto modo di visitare il cantiere e partecipare alle diverse riunioni per la definizione del cammino futuro, di cui ciascuno è chiamato a esser co – protagonista, arricchendolo con le proprie idee e il proprio punto di vista, condividendo le riflessioni e mettendo a disposizione le proprie risorse e le proprie energie per garantire la continuità futura del progetto.

Alle “mamme” rwandesi, appartenenti alla Compagnia di S. Angela Merici, con il supporto dell’equipe educativa di Nyampinga, è certamente affidato il compito più significativo e impegnativo: quello di condividere la propria vita con chi, tra pochi mesi, diverrà loro figlia nel cuore e non solo. Buon cammino!

Dal Rwanda a Limbiate: la danza che unisce

Dal 20 al 23 marzo arriveranno a Limbiate 25 giovani ruandesi dell’Inganji culture troupe, un gruppo di artisti ruandesi impegnati a mostrare il loro patrimonio culturale attraverso la musica, la danza e l’arte. Saranno ospiti della comunità limbiatese e si esibiranno in città in un evento organizzato dall’associazione Variopinto con il supporto dell’amministrazione comunale.

L’Inganji culture troupe è un gruppo di giovani universitari che vivono e studiano in diverse città italiane e che hanno costituito un’associazione con l’obiettivo di  “portare più amore, gentilezza e gioia alla comunità attraverso i giovani, come catalizzatore per la guarigione e il cambiamento positivo attraverso la musica e la danza”. 

Nasce così l’idea di creare un evento in città che li veda protagonisti e il pensiero di organizzare un’ospitalità diffusa che coinvolga famiglie limbiatesi che abbiano voglia di mettersi in gioco e di aprire le loro case ai giovani danzatori accogliendoli per tre sere presso di loro.

La “tre giorni” vedrà diversi appuntamenti che saranno condivisi anche con altre associazioni e realtà del territorio.

A breve tutto il programma, intanto #savethedate: 21 marzo, vi aspettiamo!

Il Natale per le bambine e le ragazze di Nyampinga: insieme perché l’urgenza non diventi emergenza.

“L’educazione è più importante della nascita” recita un proverbio rwandese. Il diritto all’istruzione dovrebbe essere una certezza assicurata, ma troppo spesso diventa una possibilità remota. Per le bambine e ragazze sole della comunità di Nyampinga entrare in classe ogni giorno significa poter crescere e studiare in un luogo protetto all’interno delle strutture scolastiche. Un letto sicuro dove andare a dormire ogni notte nelle stanze con le compagne e pasti garantiti da condividere attorno ad un tavolo. Prepararsi ad un futuro di autonomia, per sé, la propria famiglia e la comunità intera. Avere la sicurezza che qualcuno tenga realmente a te e ti accompagni nel cammino di diventare grande.

Le bambine e le ragazze di Nyampinga hanno sperimentato e dovuto affrontare la solitudine, la vita di strada e l’assenza di adulti di riferimento accoglienti e sempre presenti. Accompagnare la crescita richiede continuità ed è per questo che anche per il prossimo Natale torniamo a chiederti di far sì che questa urgenza non diventi un’emergenza. 

Con una donazione di 12 euro potrai garantire due settimane di pasti caldi per assicurare una nutrizione adeguata.

Con una donazione di 25 euro garantirai uno zaino con tutto il materiale scolastico e i prodotti di igiene necessari per un anno, contenente quaderni, diario, matite, penne, saponette. 

Con 30 euro al mese riuscirai ad assicurare ad una studentessa in Rwanda la possibilità di frequentare la scuola superiore o la formazione professionale per un intero anno, sostenendo la retta scolastica, pasti nutrienti e kit zaino.  

Perché non condividere questa responsabilità e questa gioia con qualcuno che ti è vicino, come i colleghi, il gruppo di amici o la tua famiglia, per percorrere insieme il cammino che diventerà simbolo di cambiamento concreto per una giovane studentessa in Rwanda? 

Se vuoi, il sostegno annuale di 360 euro potrà essere condiviso con un anche un altro sostenitore Variopinto che come associazione ti affiancheremo per arrivare a garantire insieme l’intero anno di frequenza scolastica. 

COME PUOI FARE:

_vieni a trovarci a Variomondo, la Bottega di Variopinto, via I Maggio 4, Limbiate (Mb) e a L’Urlo della Terra, via Monsignor Luigi Tam 2, Uggiate con Ronago (Co)

_con assegno non trasferibile intestato a: VARIOPINTO odv– Via Due Giugno, 5 20812 Limbiate (MB)

_tramite bonifico bancario a favore di : VARIOPINTO odv presso BANCA INTESA- FILIALE ACCENTRATA TERZO SETTORE IBAN: IT85 A030 6909 6061 0000 0122 098 con causale: Erogazione liberale progetto Nyampinga Natale

_sito: www.variopinto.org

Panettoni e cioccolato per “Tutti all’asilo”!

Le festività natalizie si avvicinano!

Grazie ai panettoni e al cioccolato Sweet school andrai a sostenere i bambini delle scuole materne in Rwanda attraverso il cammino “Tutti all’asilo!”. Il progetto servirà a continuare a garantire anche per il prossimo anno il materiale scolastico (penne, matite, pastelli, quaderni e giochi), ma anche il pagamento del salario degli insegnanti, le manutenzioni degli edifici e tutte le necessità per la prosecuzione delle lezioni. 

Una speranza per assicurare la frequenza scolastica a più di 3000 bambini dai 3 ai 5 anni.

Puoi scegliere di ritirare le tue dolci specialità a Limbiate (Mb), in via I Maggio 4 oppure di ricevere la consegna a domicilio (gratuita per i comuni di Limbiate, Senago, Bovisio Masciago e Paderno Dugnano, con un contributo da stimare a seconda di peso e destinazione per le spedizioni in altre località).

Insieme per il Rwanda: gli ultimi mesi

Le scuole materne Variopinte: più di 3.000 bambini ogni giorno in classe

Il nove settembre in Rwanda è iniziato l’anno scolastico che vede impegnati e coinvolti sul territorio i diversi direttori, i tanti insegnanti, i numerosi genitori e soprattutto i giovani e giovanissimi studenti che ogni giorno riempiono le classi, perché la scuola rappresenta per tutti loro una scommessa di futuro. Anche le scuole materne variopinte hanno riaperto le porte, sia nel Settore di Tumba che nelle parrocchie di Mugombwa e Kirarambogo per un totale di 39 classi e 3082 bimbi iscritti. Proprio in questi giorni è iniziata la distribuzione del materiale didattico e di quello per l’igiene e la pulizia: matite e gessetti, penne per i più grandicelli, cartoncini e sacchi da utilizzarsi come lavagna supplementare, tappeti per chi non ha posto a sedere nei banchi che già occupano tutto lo spazio disponibile, catini e sapone per il lavaggio delle mani, così come scope e secchi per la pulizia del pavimento. Come sempre avremmo voluto poter garantire di più, ma il numero crescente di bambini e di conseguenza delle tante necessità che sopravvengono nella gestione quotidiana ci hanno permesso di soddisfare solo le richieste minime pervenute. Un grazie ci è giunto da tutti gli insegnanti partecipanti alla prima sessione del percorso di formazione tenutosi poco prima della riapertura delle scuole e che si svolgerà con appuntamenti periodici durante tutto l’anno. Un’esigenza espressa dai direttori e dalle insegnanti e raccolta dalla coordinatrice delle scuole di Mugombwa e Kirarambogo e presentataci durante il nostro ultimo viaggio in Rwanda, per un miglioramento del servizio e della qualità dell’insegnamento, imprescindibili in una società che registra significativi cambiamenti. Le necessarie competenze, infatti, non possono e non devono mancare, soprattutto nelle scuole che accolgono bimbi e bimbe provenienti da villaggi dove la fatica del vivere e la mancanza di strumenti socio-economici e culturali incidono significativamente nella vita quotidiana di chi li abita.

Progetto Nyampinga: studiare è vita

Anche le bambine e le ragazze accompagnate attraverso il progetto Nyampinga, sono rientrate a scuola: 16 fra loro alla scuola primaria, che frequentano nel quartiere o nel villaggio dove risiedono dopo aver trascorso un periodo al Centro, perché in situazioni di abbandono, solitudine o grave marginalità sociale, fino alla vita in strada. Reintegrate nella famiglia d’origine o in una di accoglienza, presso parenti o conoscenti, sostenute dalle loro educatrici, stanno provando a ricostruire un percorso di vita adeguato alla loro età. Le ragazze che stanno frequentando la scuola secondaria o professionale sono invece 34, tutte iscritte in scuole ad internato con rientro a casa solo durante i periodi di vacanza e una visita al mese da parte della loro educatrice di riferimento. Una scelta che l’equipe educativa ha condiviso con i referenti della Caritas Diocesana, per garantire loro sicurezza e protezione, favorire lo studio e una crescita adeguata. Tra le più grandi, 7 stanno ormai frequentando l’Università. Otto sono invece le ragazze che terminata la scuola professionale riceveranno a breve il kit con gli strumenti da lavoro, necessario per poter svolgere lo stage e cercare poi lavoro, mentre 5, dopo aver superato il concorso nazionale al termine del 6° anno della scuola secondaria, sono ancora in attesa degli esiti per sapere se potranno aver accesso all’Università, che in Rwanda è subordinato al punteggio ottenuto. Rientrate “in famiglia” eseguite dalle educatrici, compartecipano alla gestione familiare, per lo più difficile e complessa: il passaggio alla vita adulta è infatti carico fin da subito di difficoltà e fatiche, tanto da far rimpiangere la scuola. Per questo come Variopinti, crediamo fondamentale supportare economicamente questo percorso, pur se richiede un impegno significativo, perché davvero per tutte loro la scuola rappresenta una grande opportunità e quanto assimilato negli anni di internato, pone le basi e offre gli strumenti necessari per affrontare la vita.

Mugombwa: il centro si rinnova con tv e imbiancatura

I 22 minori con disabilità accolti presso il Centro di Mugombwa, al rientro dalle vacanze estive hanno visto esaudito un loro grande desiderio, continuamente espresso alle educatrici, ai referenti della Caritas Diocesana quando passano a salutarli, al parroco e ai variopinti che ultimamente si sono recati in Rwanda: poter avere la TV. Sì, avete letto bene…una TV, per potere essere connessi con il mondo che studiano a scuola o di cui ascoltano alla radio i tanti avvenimenti che si succedono, seguire le partite di basket e calcio, ridere delle commedie teatrali prodotte in Burkina Faso e tanto apprezzate in Rwanda, guardare i video musicali e qualche cartone animato o film. Un modo diverso per trascorrere del tempo insieme durante il week end, fare gruppo, commentare con le educatrici quanto viene trasmesso, ricevendo anche nuovi stimoli. Detto, fatto! Grazie al Gruppo Missionario Villaggio Giovi di Limbiate, abbiamo potuto sostenerne l’acquisto e l’installazione. Ora la TV fa bella mostra di sé sulla parete della sala da pranzo e studio: un regalo inaspettato e prezioso, perché unico e ancora inaccessibile a tanta parte di popolazione di quel territorio.

Non solo TV…durante l’estate si è anche provveduto all’imbiancatura del Centro, della cucina e dispensa, così come degli infissi. Un intervento resosi necessario per una corretta igiene e pulizia degli ambienti di vita dei minori, a distanza di qualche anno dal precedente.

Prossima tappa: la sostituzione dei tavoli e delle sedie del salone e il posizionamento delle grondaie e di una cisterna per la raccolta e il riutilizzo dell’acqua piovana. Queste sono le necessità individuate da suor Maria Ghoretti, la responsabile del Centro: ma forse i ragazzi e le ragazze avranno altre priorità da indicarci…che ne dite?