“La normalità delle piccole cose”: il racconto di ritorno dal Rwanda
Il racconto di Erminia dopo l’ultimo viaggio in Rwanda tra maggio e giugno 2026

Di rientro dal Rwanda, dove mi sono recata a nome dell’Associazione Variopinto, come sempre mi è stato chiesto di raccontare il viaggio, per condividere con tutti “i variopinti” che in diversi modi ci sono accanto e ci sostengono, quanto ho avuto modo di vivere.
Trovare le parole è sempre un’impresa ardua, perché partire non è solo raggiungere una destinazione, nel mio caso Butare (oggi Huye), ma confrontarsi con una realtà profondamente diversa, ricca di sfide, ma anche di speranza. Un viaggio il cui vero obiettivo non è stato il monitoraggio dei progetti in corso, pur necessario, ma soprattutto l’incontro con le tante persone e con le storie di cui sono protagoniste, in un Rwanda in continua trasformazione.
Ancora una volta sono tornata con una maggiore consapevolezza del valore della cooperazione, intesa principalmente come scambio di conoscenze, di esperienze e di responsabilità condivisa e dei percorsi che insieme alla Diocesi di Butare e alle autorità civili, particolarmente del Settore di Tumba, abbiamo avviato sul territorio. Nulla di nuovo ed eclatante, forse perché ciò che ha valore e resiste nel tempo smette di sembrare straordinario, diventando parte della quotidianità, che è ciò che costituisce il tessuto stesso dell’esperienza umana.


Per questo raccontare “la normalità” dei circa 3.000 bimbi e bimbe che frequentano le dodici scuole materne, dei circa 900 alunni e alunne che ogni giorno si recano alla scuola primaria, dei 750 giovani che studiano presso la scuola secondaria diventa di per sé difficile, in un contesto sociale come quello attuale in cui si privilegia la straordinarietà del singolo evento o il racconto di “storie” eccezionali. Una quotidianità, quella in atto, che ci ricorda invece concretamente che l’educazione dovrebbe essere un diritto di tutti e tutte e che, proprio per questo da tempo, insieme al territorio, stiamo provando a garantire giorno dopo giorno, anno dopo anno, attraverso la reciproca collaborazione, nel rispetto del ruolo di ciascuno. E vi assicuro che non è da poco perché, com’è facile intuire, fatiche e difficoltà non mancano, proprio come in ogni esperienza della vita.
Presso la Scuola Regina Pacis, c’è però una novità: ho avuto infatti modo di visitare il cantiere allestito per la costruzione del nuovo refettorio, ultimo tassello mancante del complesso scolastico della scuola secondaria, reso possibile dalla collaborazione tra Fondazione Vismara e la nostra associazione, la Diocesi di Butare proprietaria della struttura e il Distretto di Huye. Una scuola secondaria a tutti gli effetti pubblica, ma che si va sempre più distinguendo per le opportunità che offre, a servizio di tutta la popolazione. La nuova aula informatica, parte integrante di questo percorso, è invece ormai già allestita e in uso, con grande soddisfazione della direttrice e degli insegnanti e ovviamente degli studenti e delle studentesse che possono usufruire di una strumentazione significativa.
Altra novità importante è la riapertura in modalità residenziale del Centro Nyampinga, che attualmente accoglie 27 bambine e ragazze prive di adulti di riferimento e che al centro, gestito dalla Caritas della Diocesi di Butare attraverso l’equipe educativa, hanno già ritrovato una serenità da tempo smarrita, anche se ancora non esente dalle tante fatiche e dai traumi che hanno costellato la loro giovane vita. Ormai, con le ultime entrate sono più di 100 le ragazze accompagnate, anche a domicilio, nel cammino della vita, alcune già giovani madri, altre studentesse, altre ancora intente a realizzare progetti generatori di redito al termine della scuola secondaria…tra loro, anche chi lavora presso la Coop. Bahoze per realizzare prodotti da inserire nel circuito del commercio equo – solidale italiano.
La visita presso le due nuove case – famiglia avviate nel settembre 2025, mi ha inoltre permesso di ritrovare le 11 ragazze che le abitano, insieme a Marie Josepha e Theodette, le due “sorelle” presenti, ormai da tutte loro considerate le mamme. Tutte le ragazze, quel giorno, erano partecipi e attive nello svolgere le piccole incombenze del sabato mattina: una normale quotidianità tanto desiderata e che, per chi come me ha avuto modo di conoscerle fin da piccole presso il Centro Nyampinga, dove hanno trascorso alcuni anni, appare un sogno realizzato

Ciascuna, mi sembra di capire, nonostante le sue difficoltà o le sofferenze che hanno lasciato un segno indelebile che qualche volta affiora visibilmente in superficie, ha finalmente trovato un rifugio, un luogo di pace e futuro. I loro sorrisi sono impressi nel mio cuore come un sentimento prezioso, da conservare con cura, perché rappresentano il segno più bello di una rinnovata voglia di vita, nella certezza che ci sarà sempre un posto per loro e una mamma che le accompagnerà.
Come dimenticare il Centro di Mugombwa? I 22 minori con disabilità attualmente accolti e i 44 già reintegrati in famiglia e nei loro villaggi di origine per frequentare la scuola o per avviare una piccola attività generatrice di reddito, testimoniano ancora una volta, che è proprio il fluire della vita nelle “piccole cose” di ogni giorno che costruisce percorsi virtuosi e di raggiungimento dell’autonomia, grazie anche alla costante presenza delle quattro suore che lì, con tanta passione, hanno scelto di svolgere il loro servizio.
Come sempre al ritorno non sono in grado di misurare se ciò che facciamo sia poco o tanto; so soltanto che è necessario continuare ad assicurare la nostra vicinanza e la nostra amicizia, perché le relazioni, quelle vere, si nutrono della condivisione che scaturisce dall’incontro. E che questo incontrarsi, per tanti, può fare davvero la differenza.
Come sempre un grazie a tutti voi che mi avete accompagnato in questo ennesimo viaggio in Rwanda. La vostra presenza, in diverso modi, si è fatta sentire lungo tutto il cammino.
