Mostre

MOSTRA DEL GIOCATTOLO AFRICANO

C’è un filo che unisce tutti i bambini del mondo: il gioco.

Giocare per stare insieme…

Giocare per amare la vita…

Giocare per crescere…

Giocare per diventare uomini…

E questo da sempre. In ogni luogo. In ogni condizione.

Si può e si deve giocare. Si gioca nella “normalità” delle nostre città. Si gioca nelle “aree  di povertà”di cui è troppo pieno il nostro mondo. Il gioco, quando è gioco, vero, non sostituisce l’Altro, non diviene più importante dell’Altro. Ma ha bisogno dell’Altro. E allora, una palla di foglie di banano, una macchinina di fil di ferro, una bicicletta di legno…diventano altro, diventano gioia.

E allora il gioco unisce. Diventa universale. Non ha lingua, non ha colore, non ha confine.

La “mostra del giocattolo africano” diventa una sorta di viaggio intorno al mondo, in cui non solo osservare, ma anche sperimentare con mano alcuni dei giocattoli dei propri coetanei, ma non solo. Ecco che allora le macchinine in latta dal Madagascar o realizzate in materiale riciclato, le palle realizzate in foglie di banano o con materiali di uso comune, bambole, dame lippe e fionde e ancora tanti altri diventano occasione di scoperta e conoscenza.

 

L’allestimento è realizzato con i giocattoli esposti realizzati con le materie prime di scarto o di recupero, spesso le uniche a disposizione dei bambini africani, e completato con pannelli fotografici ed esplicativi.

MOSTRA DELL’ARTIGIANATO

Le foto della mostra raccontano le conoscenze, le capacità e i saperi, che trasformandosi in lavoro rappresentano una speranza di vita per gli artigiani, i giovani e le donne rwandesi.

Non solo lavoro quindi, ma  stoffa, legno, fibre vegetali, argilla e foglie di banano che grazie ad  abili mani diventano arte.

Scoprite con noi le sculture in legno di eucalipto, i panieri intrecciati, i biglietti in foglie di banano…

 

 

 

AMAHORO- PACE: SCATTI DA VARI PAESI AFRICANI

Proponiamo una mostra di fotografie tratta dal libro Amahoro di Angelo Ferrari, giornalista professionista che ha raccolto questi scatti durante i suoi viaggi in Africa.

Immagini di paesi differenti, testimonianza dell’estrema diversità e ricchezza del continente africano: dalle donne del Marocco, ai bambini del Congo, alle acque trasparenti di Zanzibar…

 

 

 

 

20FOTOX20ANNI

In occasione dei vent’anni di attività dell’associazione Variopinto, abbiamo provato a ripercorrere attraverso le fotografie scattate a partire dal 1995, quello che è sempre stato il filo conduttore. Un filo rosso negli incontri, nell’avvio dei nuovi progetti, nel rinsaldarsi delle amicizie. Una selezione di fotografie necessariamente non esaustiva, più di significato che di numero.

Abbiamo provato ad immaginare attraverso gli occhi delle persone che abbiamo incontrato che cosa stanno guardando, che cosa hanno visto, cosa c’è dentro questi occhi nel momento in cui li abbiamo visti e fermati in una fotografia.

Attraverso questi occhi abbiamo voluto raccontare una storia fatta di sguardi, un cammino che dura dall’anno successivo al genocidio e che cambia ambientazione.

Gli occhi dei bambini di allora – gli adulti di oggi – velati dai fantasmi di quei giorni che ritrovano la capacità di vedere un futuro possibile, gli occhi dei bambini di oggi nuovamente illuminati dalla speranza e dalla gioia che il genocidio sembrava aver cancellato per sempre, anche se altre paure vecchie e nuove non sono risparmiate nemmeno a loro.

 

L’Associazione Variopinto è nata grazie a degli incontri, ad uno scambio di sguardi che ha fatto nascere il desiderio di accompagnare i ruandesi nel loro difficile percorso di ricostruzione con l’idea che la possibilità di vita per tutti parte dalla capacità di vedersi reciprocamente, di riconoscersi, di saper guardare negli occhi dell’altro; ricostruire quindi attraverso le relazioni e non solo attraverso le cose.

Attraverso le relazioni abbiamo imparato a conoscere -non con la pretesa di poter sempre capire- la realtà del Rwanda e, anno dopo anno, si sono strutturati tanti progetti e interventi; da venti anni le attività, i centri, le scuole crescono, si moltiplicano, cambiano ed incontrano ancora tante e tante persone, dai piccoli alunni delle scuole materne, agli studenti della scuola secondaria; dalle bambine e ragazze di strada, ai disabili, insieme a tutte le loro famiglie; e poi ancora i gruppi di artigiani, le donne…sempre lavorando insieme a tutte le realtà istituzionali e non del territorio.

Le difficoltà, quando si percorre un cammino del genere, si danno quasi per scontate; questi volti ci ricordano che per superarle e portare avanti l’esperienza di condivisione occorre ripartire dal cuore di quell’inizio: incontrare lo sguardo dell’altro e metterci in ascolto.

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